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SUI DIALETTI GRANAGLIONESI

Esteso su una superficie di 39,56 kmq il Comune di Granaglione si caratterizza, da un punto di vista linguistico, per la sua frammentazione dialettale. Le zone pi¨ meridionali del Comune, infatti, sono profondamente segnate dalla fonetica e dal lessico toscano, mentre spostandoci a nord le caratteristiche assumono una tonalitÓ man mano sempre pi¨ emiliana. Cosý lĺontano viene pronunciato Ĺontanoĺ come in italiano (e in toscano) al Vizzero, mentre alle Capanne viene pronunciato "anidan".
Tutti i dialetti del comune, comunque, sembrano caratterizzarsi per un vocalismo molto vicino al sistema toscano, per esempio:

- assenza delle vocali lunghe ("aa", "uu", "oo");
- mantenimento nella quasi totalitÓ deicasi delle vocali finali (solo in alcuni abitati delle frazioni della Venturina e di Borgo Capanne si pu˛ assistere ľ per influsso della vicina Porretta ľ alla caduta di "e" e di "o" finali anche se non preceduti da nasale semplice (es: "sas nÚr"));
- mantenimento delle vocali atone allĺinterno delle parole.

Ma anche il consonatismo risente degli influssi dei dilaetti toscani: ad esempio nello scempiamento delle vocali doppie che non Ŕ sistematico (come invece accade nellĺemiliano) o, ancora, nellĺaffricazione della "s" che viene pronunciata (come in pistoiese) "z" in determinati casi (cfr. il lustrolese "ti ze bono").

Come abbiamo giÓ rilevato le forme dialettali parlate nel Comune di Granaglione, comunque, sono poco sincopate o tronche o contratte, con caratteri fonetici giÓ vicini al toscano


UN ESEMPIO DI DIALETTO GRANAGLIONESE

LA DONNA DEL NIBBIO

Quand iÚro pcina gnŔra tanta abondanza e i fi˛i s^ dovÚvno
contentare d p˛co. Se un fi˛lo a dijÚva che iavŔva famme, s˛ madre i
dÚva 'n nÚccio (adŔss un nÚccio s^ magna anche vlontÚra, ma al˛ra
tut i gi˛rni l'Úra d quÚlla); qualche v˛lta iÚra al companÓdgo
(p˛co, vŔ: un pop˛ d cajo, na fetýna d pancÚtta), ma al pi¨ del
v˛lte gnÚra gnÚnte. Se al˛ra al fi˛lo a dijÚva "Al nÚccio con chÚ?",
so madre i dijÚva "Con el mane"; se lu a dijÚva "A bi¨scio en me
garba", so madre dijÚva: "AspŔtta un popoino ch'a vÚne la donýna dal
Nýbbio con un pandrýno che iŔ drÚnto tute l delýzzie". E al fi˛lo
aspetava, la famme a crescÚva, e la donina nn' arivava mai. Stuffo
d'aspetare, al ragazzo a dijÚva: "o mÓ, ccla donina nn' ariva mai,
mý sto nÚccio m'al magno a bi¨scio!"
In tal dventare pi¨ grandi s'capiva p˛ che la "donina dal Nibbio"
l'Úra la famme.

Da Nueter 1981, n. 2, p. 47

Il neccio Ŕ voce toscana citata in altri punti del sito. Si
osservi la presenza di altri evidenti toscanismi
"A biuscio" = senza companatico
Nibbio = localitÓ isolata della Valle del Randaragna
"va notato che il dialetto di Granaglione, poco sincopato o tronco
o contratto, presenta caratteri fonetici giÓ vicini al toscano,
ad. es. nelle palatali, che non sono mai assibilate e nelle
sibilanti, che non sono mai palatilizzate (ad eccezione per la s
implicata del tipo "stuffo"".


IL LUSTROLESE ALLA LUCE DEI DIALETTI PARLATI A BOLOGNA E PISTOIA

Abbiamo preso alcune voci dal Dizionario del Dialetto di Lustrolano
pubblicato sul sito web della locale proloco per osservare quanto il
lustrolese Ŕ debitore del dialetto bolognese e quanto Ŕ debitore del
dialetto pistoiese. Il risultato pare confermare che i dialetti di
Alto Reno sono tutte forme "gallo toscane" assai imparentate non
solo col bolognese, ma anche col pistoiese, sia dal punto di vista
lessicale che fonetico.
Per saperne di pi¨ clicca anche su
http://www.lustrola.it/page/Dizionario.html
Per leggere una favola in dialetto lustrolese, invece, clicca qui
CASCIO = Formaggio (FORMA TOSCANA "CACIO")*
CASTAGNACCIO = Dolce tipico con farina di castagne (FORMA TOSCANA
"CASTAGNACCIO")
CILESCE / IA = Ciliegie / ciliegia (FORMA TOSCANA "CILIEGIA")*
CULOIE = Nocciole (FORMA EMILIANA "CLUURA")
FARINATA (PIATTO TOSCANO)
FASCIOI = Fagioli (FORMA TOSCANA "FAGIOLI" - FORMA EMILIANA
"FASOOLI")*
FRAGLE = Fragole (FORMA TOSCANA "FRAGOLA")
FRUGIADE / FRUSCIADE = Castagne arrosto (FORMA TOSCANA "FRUGIATE")*
FUNGI = Funghi (FORMA TOSCANA "FUNGHI")
L'OVO = Uovo (FORMA TOSCANA "OVO" - FORMA EMILIANA "OOV")
MACARONI = Maccheroni (FORMA EMILIANA "MACARON"
NECCIO = Frittella di castagne (FORMA TOSCANA "NECCIO")
PIGNATTINI = Mirtilli (FORMA TOSCANA "PENTOLINI")
A COIRE = A cogliere (FORMA TOSCANA "COIIERE")
CHE T'FAI = Che cosa fai? (FORMA TOSCANA "CHE TU FAI?)
GIOGARE = GIOCARE (FORMA TOSCANA "GIOCARE")
MAGNARE = Mangiare (FORMA EMILIANA "MAGNER")
TI ZE' BONO ? = Tu sei buono? ("ze" al posto di "se" Ŕ forma
pistoiese cosý come Ŕ forma pistoiese "bono"(1)).
1 = Una (toscano "uno" bolognese "on")
2 = Do' (toscano "due" bolognese "duu")
3 = Tre (toscano "tre" bolognese "trii")
4 = Quattro (toscano "quattro" bolognese "quaater")
5 = Cinque (toscano "cinque" bolognese "zenc")
6 = Sei (toscano "sei" bolognese "sii")
7 = Sette (toscano "sette" bolognese "set")
8 = Otto (toscano "otto" bolognese "ot")
9 = Nove (toscano "nove" bolognese "nov")
10 = Desce (toscano "dieci" bolognese "diis")
11 = Unge (toscano "undici" bolognese "ong")
12 = Dogge (toscano "dodici" bolognese "dogg")
13 = Tregge (toscano "tredici" bolognese "tregg")
14 = Quatorgge (toscano "quattordici" bolognese "quatoorg")
15 = Quingge (toscano "quindici" bolognese "queng")
16 = Segge (toscano "sedici" bolognese "sagg")
17 = Descdette (toscano "diciasette" bolognese "darset")
18 = Descdotto (toscano "diciotto" bolognese "dsott")
19 = Descnove (toscano "diciannove" bolognese "dsnov")
20 = Venti (toscano "venti" bolognese "vent")
21 = Ventuna (toscano "ventuno" bolognese "vention")
ARLOIO = Orologio (FORMA EMILIANA "ARLOI")
CA' = Casa (FORMA EMILIANA "CA'")
CONCA = Recipiente per il bucato
L'USCIO = Porta (FORMA TOSCANA "USCIO")
SCRANNA = Sedia (FORMA EMILIANA "SCRAANA")
BENDIGA = Festa d'inaugurazione (FORMA EMILIANA "BENDIGA")
FIOLO/A = Figlio / figlia (FORMA EMILIANA "FIOOL")
ROSA = Prurito (FORMA TOSCANA "ROSA")
* il gruppo "sc", riportato nel sito di Lustrola, va in realtÓ letto
come "j francese" ('sg')
_________________________________________
nota:
(1) in effetti il passaggio s > z Ŕ pistoiese solo se preceduto da
n, r, l (es: sarebbe sicuramente d'origine pistoiese la forma "non
ze bono", mentre la forma "ti ze bono" non risponde alle regole
della affricazione pistoiese). Non Ŕ dunque da escludere la
possibilitÓ che il "ze" di Lustrola sia un fenomeno fonetico non
pistoiese, ma sopravissuto proprio per la vicinanza di Lustrola a
Pistoia (da tenere presente, comunque, che a Bologna non esiste il
passaggio s > z). Tuttavia potrebbe anche trattarsi di un pi¨ banale
fenomeno di "rianalisi"


LA FAVOLA DEI DODICI MESI RACCOLTA IN DIALETTO LUSTROLESE
premessa: in questo caso "sg" indica la fricativa prepalatale sonora
simile al "j" francese, mentre "j" indica il suono ristretto.
l'era n'a donna tanta povra ch'a pens˛ d'andare a trovare i m esi.
Ell'andÚ in t'i Piaggioni, el' battÚ alla porta el vin forra G'naro
con n'a bretta 'n testa, tutta carga d'neve. I dmand˛ quel ch'el
cercava. Le'a rispose ch'l'era tanta povra ch'a cercava aiuto.
- Cosa 'n disgeddi, de G'naro?
- Oh, to', puvrino! El ven la neve, el fa freddo, ma l'Ŕ al s˛
tempo!
A vin forra Febraro:
- Cosa 'n disgeddi d' Febraro?
- Oh, to' puvrino, anca lu' a fa neve e freddo, ma iÓ do giorni
d'meno.
A vin forra Marzo:
- Marzo come l'Ŕ - Ŕ?
-A fa tutti i s˛ capricci anca lu', 'n po' al sole, n' po' l'acqua,
'n po' la neve, ma l'Ŕ
A vine Aprile:
- E d'Aprile c' 'n diristi vo'?
- Oh! un po' a vene al sole e tutti i giorni manda un brile d'acqua,
ma a fa venire el viole e i cuccumelli ...
A Maggio rispose:
- Oh to', maggio qualche volta s'a piovve troppo a fa tanta paja e
poco grano, ma l'Ŕ al mese d'la Madonna! A vene el rose e giornade
lunghe che s'pole andare a spasso.
Adesso a ven Giugno:
- Ch'in diresti d' Giugno?
- A cominciano a venire rosse el cilesge, tanti fiori, e po' se va
fare el fene!
Doppo a ven Lujo:
- Quello l'Ŕ un po' caldo, ma iŔ l'ombra, po' a madurano i
pignatini, i lamponi e al fragole.
A Agosto a rispose:
- L'Ŕ caldo ma a vene San Lorenzo, Santa Maria, s'fanno del' bel
feste.
A venne Settembre:
- A Settembre arc'mincia a venir l'uva ch'a s'fa al vino e a madurno
i fighi ...
A Ottobre:
- Oh to'! d'ottobre biogna 'ndare a 'rmondare ma s'magna di boni
ballotti e s'fa del' bel' canniciade per la farina: Certo che con i
ballotti s'fan di scorsgoni ch'a paren troni!
A Novembre:
- L'Ŕ un po' triste ma s'aspetta farina per fare boni necci.
A Dicembre:
- A vene l'inverno con al freddo, ma t'Ŕ la festa d'Nadale con al
bambino s' magna di bei panettoni e di boni dolci.
Anderno tutti insieme a consiglio per veddre cosa dovevano darij.
A decisero di darij e i derno un bel sacco d'quattrini.
Le'' i salut˛, i' ringrazio' s'mise al sacco in spalla e tuuta
contenta torn˛ a ca'.
Doppo ande' da n'a visgina a tore in presto 'na quartirola perchÚ i
voleva troppo a contare, per˛ 'gni disse gnente a cosa i serviva.
Ma quella, prima de daila i spud˛ per vedre cosa i misurava.
Quant'i l' r' port˛ i n'armase uno atacado in fondo. A nant'el' al
viste i andreŔ a d'mandare indove aveva trovÓ tutti quj soldi.
I rispose ch' l'i l'aveva da' i mese. E el' i andeŔ anca l'Ŕ e a
riv˛ sue a buss˛: quando i avrirne i dmandarne quel ch'el cercava.
N'al saveddi? A quel'altra, i aveddi da' i soldi, l'aveddi aiutÓ ...
Alora i d'mandarne cos'el pensava de G'naro:
- Neve e fredd da morire; no, no n'Ŕ bel davera ...
- E d'Febraro ch'in diristi vo'?
- Febraro febraretto, l'Ŕ corto e maledetto!
- E d'Marzo ch'diristi vo'?
- Marzo l'Ŕ fiol d' 'no sbirro, n'me garba no!
- E d'Aprile ch'in diristi?
- Aprile tutti i giorni un barile, l'Ŕ matto spaca.
- O ch'diristi vo' d'Maggio?
- A s'cmincia andar per i campi a far fadigga e po' s'a piovve tanta
paglia e poco grano, n'megarba, no!
- E Giugno?
- Ah! Bisogna incominciare a fare al fene, al lavorar pr'i campi con
un caldo che s'suda ... n'megarba, no!
- E lujo?
- A Lujo ven quj troni, quj lampi e s'deve correre in qua e in lÓ
con quel caldo. N˛ e!
- E Agosto?
- A vene Agosto, Ŕ sempre un continuo nafatare, e la fatigga del'
legne.
- E Settembre?
- Bisogna a'rmondare, rostare, cavare el patate e far sempre
fadigga.
- E Ottobre?
- Ottobre? Bisogna cojere con quel freddo e n'Ŕ davera un bel mese.
- E Novembre?
- Novembre? Novembre l'Ŕ un mese brutto perchÚ i Ŕ i morti e po'
bisogna andare avanti e in drŔ al mulino per la farina ...
n'megarba, no.
- E Dicembre?
- A'rcomincia a venire al tempo brutto con al freddo e la neve...
n'megarba, no!
A ferne consiglio: cosa si a' da dare. Alla fine i derno del'
bastonade e la buttarno forra dalla porta"
(pubblicata da Nueter, n. 2, 1975, pp. 2-4)
nota su alcuni vocaboli:
cuccumelli = fiori primaverili
fee = fieno
madurno = maturarono
pignatni = mirtilli
quartirola = misura di peso (circa un tegamino) in uso in passato a
Lustrola
a'nant = quando
nafantare = affannarsi; Ŕ espressione lustrolese
buttorne = buttarono
necci = frittelle di farina di castagno cotte sui testi.


IL DIALETTO DI BIAGIONI
FRAZIONE DI GRANAGLIONE

PREMESSA
La frazione di Biagioni costituisce, insieme alle frazione del
Vizzero, la porzione pi¨ meridionale non solo del comune di
Granaglione, ma dell'intera Emilia ed Ŕ direttamente a contatto con
la Provincia di Pistoia.
Secondo la studiosa pistoiese Barbara Beneforti il dialetto parlato
localmente a Biagioni e al Vizzero risente in maniera profonda di
influssi toscani:
"In generale all'interno del comune si verifica questo fatto banale:
nelle zone pi¨ vicine al confine della Toscana la fonetica e il
lessico sono per l'appunto riferibili al toscano (o comunque le
parole sono pronunciate "alla toscana"); man mano che ci si
allontana da quel confine ci si sposta sempre pi¨ verso l'emiliano"
(B. BENEFORTI, "Nota sul dialetto granaglionese", in AA.VV.
"Dizionario Toponomastico del Comune di Granaglione", Porretta
Terme, 2001, pp. 41 - 42).
Al fine di verificare l'asserto della Beneforti abbiamo deciso di
fare una serie di rilevazioni personali su questo dialetto. In
questa pagina pubblichiamo i primi risultati di questa ricerca
condotta sui toponimi locali e su alcuni vocaboli d'uso locale.

I. INFORMAZIONI SULLA LOCALITA'

La localitÓ di Biagioni (suddivisa negli abitati di Biagioni, Casa
Chierici, Casa Poli, Olivacci) si trova sul versante sinistra Reno
ed Ŕ frazione del Comune di Granaglione. La localitÓ Ŕ collegata a
Pracchia (frazione di Pistoia) e Porretta sia attraverso una strada
carrozzabile che attraverso la fermata della ferrovia Pistoia -
Porretta. La popolazione permanentemente residente risulta (anno
2000) pari a 23 persone in grande maggioranza anziani. Anche questa
localitÓ, come tutte le localitÓ dell'Alto Reno, si trova lungo la
cosiddetta Linea Rimini - La Spezia che suddivide l'Italia
Settentrionale dai dialetti Toscani e Centro Meridionali.

II. RICERCA SUI TOPONIMI

CRITERIO METODOLOGICO
In assenza di studi sul dialetto di Biagioni l'unico studio in
qualche modo legato alla nostra materia Ŕ il "Dizionario
Toponomastico del Comune di Granaglione" pubblicato nel 2001 dal
Gruppo di Studi Alta Val del Reno - Nueter.
Si Ŕ pertanto consultato il dizionario indivuando per ogni parola
guida (ovvero per il nome italiano di una localitÓ) il
corrispondente termine indicato dall'informatore come "locale" e,
successivamente, si Ŕ valutato (sulla base della caratteristiche
fonetiche, lessicali e morfologiche) se attribuirlo all'area
italiano / toscana o all'area emiliano / padana.
ESITI
esiti di tipo toscano
Scorrendo il Dizionario abbiamo potuto riscontrare un numero
importante di toscanismi, a puro titolo d'esempio segnaliamo i
seguenti:
il Burrone - la Calaresa - Capanna della Rosa - Casa Banditelli -
Casoni dei ragani (#) - le Due piazze -
(#) in Toscana il termine "ragano" indica il ramarro mentre a
Lagacci il termine "ragano" sta per "brutto"
esiti di tipo emiliano
Tuttavia questi toscanismi cosý marcati non sembrano corrispondere
alla reale situazione dialettale della frazione (Ŕ nota a tutti gli
studiosi di dialettologia la tendenza degli informatori a
italianizzare i termini locali) ed, infatti, troviamo accanto ai
toscanismi anche un rilevante numero di emilianismi propri di una
cultura gallotoscana:
Aia dla volpe - Biajoni (*) - le Bugacce - Ca' d Andrino - Ca' di
Buffi - Castignidelli (per "Castignetelli") - Piaggia dla Maria - el
puntone - Scovedi (**) - al Vago
(*) la "j" (fricativa prepalatale sonora, detta anche consonante
sibilante postpalatale sonora) deve essere letta come nel francese
"jardin"
(**) il nome guida italiano Ŕ "scopeti" da ricondurre alla presenza
dell'erica scoparia
esiti di difficile attribuzione
Esistono poi delle parole di incerta attribuzione dato che il
fenomeno linguistico Ŕ attribuibile sia all'area pistoiese che
galloitaliana:
Cereta per "Cerreta" con degeminazione della "rr" secondo l'uso
pistoiese, ma anche emiliano.
risultato
Scorrendo l'elenco riscontriamo cosý le sonorizzazioni consonantiche
di K (italiano "c") T, P, l'uso della fricativa prepalatale sonora
("j"), nonchÚ un certo numero di vocaboli emiliani ("ca'" per
'casa', "buga" per 'buca', "al" per 'il'). Si nota tuttavia un
vocalismo di tipo marcatamente toscano.

III. RICERCA SUI VOCABOLI

DATA DELLA RILEVAZIONE
agosto 2003 - la ricognizione Ŕ avvenuta in maniera indiretta
tramite la trasmissione di un questionario alla locale Pro Loco.
INFORMATORI
Pro Loco di Biagioni (e in particolare il Presidente Renato Mattioli
(anno di nascita: 1936) giÓ collaboratore del "Dizionario
Toponomastico del Comune di Granaglione")
PICCOLO DIZIONARIO
1. letame: concio (pistoiese: cuncio, lagaccese: concio, bolognese:
aldaam)
2. ubricaco: briago (pistoiese: briaco, lagaccese: briago,
bolognese: inbariŔgh)
3. fuoco: fogo (pistoiese: foco, lagaccese: fogo, bolognese: fuug)
4. uovo: ovo (pistoiese: ovo, lagaccese: ovo, bolognese: oov)
5. dito: dido (pistoiese: dito, lagaccese: dido, bolognese: diid)
6. gioco: giogo - giogare (lagaccese: giogo)
ESPRESSIONI - LOCUZIONI
1. stai buono: sta bono (lagaccese: sta bone)
2. bisogna che vada: i devo andare (lagaccese: bisogna che andia)*
NOMI DI LOCALITA'
1. Biagioni: Biajioni (con "j" da leggere "sg" alla francese) **
* il tipo "i", proprio dell'Alto Reno (ad esempio il lagaccese "i
giogo"), rappresenta la forma proclitica dell'antico toscano ancora
presente qua e lÓ in Toscana (a Montale Pistoiese "i vo a parlare
con seco"), al contrario il bolognese usa "a" ("me a port"). Per
saperne di pi¨ cfr. G. ROHLFS, "Grammatica Storica della Lingua
Italiana e dei suoi dialetti - Morfologia", Torino, Einaudi, 1998,
p. 140.
** l'informatore ha scritto "Biascioni".
CONCLUSIONI
L'esito di questa prima ricognizione ci porta a confermare il
giudizio della Beneforti; questo dialetto pu˛, peraltro, essere
sicuramente catalogato fra i dialetti di tipo "gallotoscano" in uso
in Alto Reno.

NOTERELLA SUL DIALETTO DEL VIZZERO
(Frazione di Granaglione)
Il Vizzero Ŕ la porzione in assoluto pi¨ meridionale dell'intera
Emilia. Suddivisa in alcuni gruppi di case (Vizzero, Casa Piattella,
Setteponti, Casa Sabocchi, Casa Chiombi, Poggignocco) poste tra il
Reno e l'Orsigna, ai confini con le frazioni pistoiesi e sambucane
di Pracchia, Orsigna, Frassignoni, essa contava 36 abitanti nel
2000.
Secondo la studiosa pistoiese Barbara Beneforti al Vizzero la
fonetica e il lessico sono riferibili al toscano (1): troviamo
infatti parole come il pistoiese piuli per mirtilli.
Tuttavia anche il dialetto bolognese ha influenzato questo dialetto.
Leggendo il Dizionario Toponomastico del Comune di Granaglione
(Gruppo Studi Alta Val del Reno - Nueter, Porretta Terme, 2001),
troviamo:
"al bicchierino" (p. 71), "la Ca'" (p. 76), "Ca' di Falino" (p. 91),
"al casciaio" (p. 96), "fosso dla fontanina" (p. 125), "Scovedi" (p.
171) (2), etc.Naturalmente la forma "al" presente in questi toponimi, come osservato dal prof. Balletti, pu˛ essere giustificata anche ragionando in termini di preposizione articolata alla "toscana" (ad esempio nella zona di Pistoia "al Chiassetto")
Anche il dialetto del Vizzero appare cosý un dialetto di tipo
gallotoscano. (3)
NOTE:
(1) AA.VV., "Dizionario Toponomastico del Comune di Granaglione",
Gruppo Studi Alta Val del Reno - Nueter, Porretta Terme, 2001.
(2) la parola guida italiana Ŕ "Scopeti". La forma locale presenta,
cosý, la sonorizzazione intervocalica p>v propria dei dialetti
settentrionali e dell'intera RomÓnia Occidentale.
(3) In realtÓ gli esiti dei sopralluoghi sul posto hanno dato sempre esisti di prettamente tipo toscano con presenza di gorgia.
Anche il dr. Daniele Vitali (famoso studioso dei dialetti emiliani) ha trovato la stessa situazione di profonda toscanizzazione della parlata locale.
La localitÓ del Vizzero (che appartenne amministrativamente alla Toscana fino al XVI secolo), peraltro,
mostra una devozione pi¨ propriamente toscana (l'iconografia delle numerose madonnine si rifÓ, ad esempio,
al modello 'toscano' della madonna dei sette dolori anzichÚ alla bolognese Madonna di San Luca)


Ulteriori informazioni sul dialetto del Vizzero

http://it.pg.photos.yahoo.com/ph/kenoms3/detail?.dir=2a9b&.dnm=297dre2.jpg&.src=ph il racconto dell'orzaiolo in dialetto di Granaglione